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giovedì, settembre 02, 2004
 

"forse non domani ma tra 1, 2 o 3 anni vorrei allenare il Genoa... quello che hanno fatto ieri sera i tifosi e' stato qualcosa di
incredibile"

questa è la frase che serse cosmi pronunciò a radio 105 poco più di un anno fa dopo aver visto genoa-cosenza, la partita che sanciva la retrocessione in serie c.




lanciacori: sologenoa .: 02/09/2004 16:54 :.

giovedì, agosto 12, 2004
 

Modena - Genoa 11/9/04 23/1/05
Genoa - Pescara 18/9/04 30/01/05
Torino - Genoa 21/9/04 3/2/05
Genoa - Salernitana 25/9/04 6/2/05
Perugia - Genoa 2/10/04 13/2/05
Genoa - Vicenza 8/10/04 20/2/05
Bari - Genoa 10/10/04 27/2/05
Genoa – Treviso 16/10/04 6/3/05
Arezzo – Genoa 23/10/04 13/3/05
Genoa - Verona 28/10/04 26/3/05
AlbinoLeffe - Genoa 30/10/04 2/4/05
Genoa - Triestina 7/11/04 9/4/05
Catania - Genoa 14/11/04 18/4/05
Genoa - Ascoli 21/11/04 23/4/05
Ternana - Genoa 28/11/04 30/4/05
Genoa - Crotone 5/12/04 7/5/05
Cesena - Genoa 12/12/04 14/5/05
Genoa - Empoli 19/12/04 21/5/05
Catanzaro - Genoa 6/1/05 28/5/05
Genoa - Piacenza 9/1/05 4/6/05
Venezia - Genoa 16/1/05 11/6/05

lanciacori: sologenoa .: 12/08/2004 15:31 :.

lunedì, agosto 02, 2004
 

fonte:Goal.com del 28 luglio
"Capitan Tedesco e il portiere Barasso regalano un abbonamento ad un'anziana tifosa in difficoltà: "Un gesto spontaneo che nasce dal cuore" "Un gesto fatto con il cuore, per ricambiare anche solo in minima parte l’amore dei nostri tifosi. Soprattutto di quelli in difficoltà". Parole di Giovanni Tedesco, capitano dentro e fuori dal campo, di questo Genoa affamato di gloria. Al centro del discorso c’è lei, Rosita Boero, 71 anni. Non è una nonna come le altre. I suoi argomenti preferiti hanno le tinte rossoblù, cos’ come i decori della sua borsetta. I suoi nipotini sono adottivi e spesso cambiano di anno in anno. Questo perché da tempo, nonna Rosita, si sente la nonnina dei giocatori del Genoa. Li va a trovare in ritiro, al campo di allenamento e, quando può, li segue anche dalle tribune dello stadio. Il Grifone è stato il suo primo amore, ed ora che le primavere sono passate il Genoa rimane sempre al centro dei suoi pensieri. Ma si sa, spesso però i sentimenti non riescono ad andare d’accordo con il borsellino di una pensionata. Soprattutto quando il cosiddetto "calcio moderno" alza i prezzi al punto che per qualcuno anche assistere ad una partita di serie B può sembrare un lusso. Ecco quindi che a Chatillon, durante una recente visita ai suoi "nipoti" adottivi Giovanni Tedesco e Nicola Barasso, i due calciatori di fronte al fatto che Rosita non poteva permettersi di seguire la squadra allo stadio, perché i 200 euro dell’abbonamento erano già stati estratti dal salvadanaio per cose più pratiche, si sono sentiti chiamati in causa. Neppure il tempo di finire il discorso ed i due mettono mano ai portafogli estraendo 100 euro a testa. "Sono rimasta molto commossa da questo gesto - ci confida nonna Rosita con ancora gli occhi lucidi -, perché per me il Genoa è davvero molto più che una squadra di calcio. Io sono nata genoana e tale rimarrò per tutta la vita. Io ai ragazzi ho detto che non dovevano fare questo per me. Loro, però, hanno insistito. Li ringrazio davvero molto per la loro generosità". Tedesco a proposito si schernisce. Non è sua abitudine sbandierare cose che fanno parte della propria vita privata: "Quando io e Nicola abbiamo incontrato la signora Rosita abbiamo subito capito l’amore che prova per il Genoa. Non ci sembrava giusto sapere che, per sue difficoltà, doveva rinunciare a vederci giocare. Regalarle un abbonamento è stato un gesto spontaneo, fatto con l’affetto che è bello dare alle persone speciali". Episodi simili non sono nuovi in casa-Genoa. L’anno scorso, ad esempio, il presidente Preziosi, dopo aver saputo che durante la trasferta di Livorno alcuni teppisti amaranto avevano incendiato un’auto di una famiglia genovese in difficoltà economiche, aveva provveduto di tasca sua a ricomprarla. Si era trattato dell’ennesimo atto d’amore di una società e di una tifoseria passionale che nel momento del bisogno si sanno stringere compatti. " E un giocatore così' vogliamo venderlo ??? (anche Barasso è un grande: è l'idolo del mio figlio di 8 anni quando l'ha visto parare il rigore contro l'Ascoli dell'anno scorso)


lanciacori: sologenoa .: 02/08/2004 08:37 :.

venerdì, luglio 23, 2004
 

Fonte: Guerin Sportivo
autore: Davide Rota

UN COMBATTENTE CORTESE PER IL GENOA DEL MITO

Era così gentiluomo fuori dal campo, scrivevano le gazzette, che "sapeva far dimenticare all'avversario le ecchimosi che gli aveva appena regalato sugli stinchi". Debuttò al centro della mediana rossoblù nel 1907 poi, a soli 24 anni, laureato a pieni voti in ingegneria, il lavoro alle Officine Elettriche Genovesi lo costrinse a smettere. Era il 1911. Si avvicinavano la Grande Guerra e la fine prematura, a Cima Maggio. Dal '33 lo stadio di Marassi porta il suo nome.

"Al nostro prode tenente Luigi Ferraris caduto eroicamente a Cima Maggio 23-8- 1915. A perenne ricordo, i suoi soldati".
Con questo semplice ma accorato ricordo i ragazzi che facevano parte del plotone guidato dall'ex capitano del Genoa hanno voluto commemorare il loro superiore. Luigi Ferraris, come tutti sanno, è l'uomo al quale è stato intitolato lo stadio più vecchio d'Italia. Genovese d'adozione, era di famiglia piemontese. Il padre Ettore era un commerciante di tessuti originario di Saluzzo, nel basso Piemonte, in provincia di Cuneo. E proprio a Saluzzo, nella tomba di famiglia, si trovano i resti del leggendario capitano del Grifone. Ettore Ferraris parlava cinque lingue, girava l'Italia e l'Europa per vendere le proprie merci e quando la moglie Teresa Scarzelli partorì il suo primogenito, al quale fu dato il nome del nonno, Luigi, la famiglia era di stanza a Firenze. È il 18 novembre del 1887, tre anni dopo, nella casa di Saluzzo, viene festeggiata la nascita del secondogenito, Pietro. Passano gli anni, papà Ettore si trasferisce prima in Inghilterra, torna dopo alcuni mesi e prende casa a Genova. Il motivo stavolta non è di lavoro, ma di salute: sembra che nella Superba il cavalier Ferraris avesse trovato alcuni luminari in grado di fargli guarire un presunto tumore al cervello. L'aria di mare avrebbe fatto il resto. Dopo qualche mese, con grande sollievo, Ferraris senior viene a sapere che si tratta di un falso allarme, ma nel frattempo si è già innamorato di Genova. Luigino e Piero vengono iscritti alle scuole della città. Nel 1901 Luigi, quattordicenne, è il capitano della squadra campione d'Italia ragazzi, guidata dal dottor James Spensley. Gino Ferraris ha il carisma del leader, non è, come si suol dire, un "fine dicitore" sul piano tecnico, ma è dotato di una grinta fuori dal comune: "Alto, snello, ma robusto, coltivava una barba bionda che lo rendeva caratteristico", scrive il periodico Sport in quegli anni. Se in campo è un combattente con "sembianze da Nazzareno", Ferraris fuori dal terreno di gioco si trasforma in un gentiluomo. Un giorno va da mamma Teresa e le dice: «Se sapessi quanto mi piace studiare. Quello del sapere è un mondo speciale». Ha in effetti una grande passione per l'ingegneria, si laureerà a pieni voti. Insomma, un tipo speciale: "Sapeva col tratto cortese" scrive sempre Sport "far dimenticare all'avversario qualche bleu regalategli sugli stinchi". In campo, intanto, nel gennaio 1907. contro la storica rivale dell'Andrea Doria, è arrivato il debutto in prima squadra, ovviamente al centro della linea mediana. In rossoblù Gino Ferraris resta per quattro stagioni, fino al 1911, poi i pressanti impegni di lavoro lo costringono a smettere, a soli 24 anni, quando viene assunto dalla OEG (Officine Elettriche Genovesi), antesignana dell'Enel. Dopo di allora nessuno vede più il nostro frequentare gli ambienti sportivi. Nello stesso anno il fratello Piero parte per la Libia ma torna in nave con un buco, da spalla a spalla, lasciatogli da una pallottola nemica. Operato all'ospedale di Catania, tornerà nella sua Genova ormai ristabilito. Quattro anni più tardi, all'inizio del 1915, i fratelli Luigi e Piero Ferraris, convinti interventisti, decidono di partire per il fronte. Luigi viene destinato nel corpo degli artiglieri e ottiene subito il grado di Tenente. Piero viene arruolato negli Alpini. È mattina, sono per la precisione le 9,45 di lunedì 23 agosto del 1915, quando una granata'austriaca distrugge completamente l'avamposto italiano sulla Cima Maggio, nel Trentino. Il tenente Ferraris è colpito al petto e muore tra le braccia del suo attendente Giovanni Pinna. La notizia arriva subito a Saluzzo, poi a Genova: è un dolore immenso. Nei giorni successivi gli viene data degna sepoltura. Il reverendo Villanis celebra il rito funebre in un clima di grande strazio. Come sul campo, il capitano del Genoa si era fatto voler bene dai suoi compagni di avventura e la sua tragica fine aveva generato infinita tristezza. Per una tragica coincidenza, cinque settimane dopo cade in battaglia anche Cesare De Marchi, suo cavaleresco rivale e capitano dell'Andrea Doria. Troppo rischioso portare il corpo di Ferraris a casa: la sua salma rimane a quota 1900 metri fino al 24 giugno 1919, a guerra finita, quando papà Ettore, con il cuore a pezzi, va a riportare a casa il figlio. Il corpo viene fatto cremare a Vicenza e le ceneri sono trasportate a Saluzzo, dove Gino Ferraris trova finalmente pace nella tomba di famiglia. Il padre Ettore morirà sette anni dopo, nel 1926, il fratello Piero nell'aprile del 1976. Per ultima mamma Teresa, all'età di 98 anni,il 23 agosto dello stesso anno, 61 anni esatti dopo la morte del suo amato Gino. A Luigi Ferraris, medaglia d'argento al valore, il giorno di Capodanno del 1933 era stato intitolato il nuovo stadio, anche se in realtà il Genoa giocava già su quel campo, in via del Piano, zona Marassi, dal 1911. Alla cerimonia presero parte i suoi parenti, la mamma e il fratello Piero con la moglie e le sue quattro bambine, una delle quali è la madre del noto sciatore Paolo De Chiesa. Oggi, a distanza di 70 anni, lo stadio Ferraris porta ancora il suo antico nome, a dimostrazione di come a Genova, ma soprattutto nel Genoa, la tradizione conti ancora qualcosa.







lanciacori: sologenoa .: 23/07/2004 16:34 :.

lunedì, luglio 19, 2004
 

fonte: La Repubblica

[...] Sono anni che fa soffrire i suoi tifosi, i quali per una sorta di miracolo inspiegabile se non con i geni stessi della squadra, la sua storia profonda, mescolata a quella del calcio, alla tradizione di una città spigolosa, difficile, ma con profondità sentimentali impagabili, resistono, resistono a tutto. Sopportano la mancanza assoluta di risultati, vivono senza l´essenza pura del tifo che è almeno ogni tanto, l´idolo, il campione che svetta, affrontano a viso aperto il vantaggio che il concorrente sampdoriano ha riguadagnato. [...]

lanciacori: sologenoa .: 19/07/2004 13:23 :.

lunedì, luglio 12, 2004
 

La società rossoblù rende noto il programma delle amichevoli estive, organizzate durante il periodo di preparazione che la squadra trascorrerà a Chatillon, in Val d’Aosta, dal 18 al 27 luglio e dal 30 luglio al 13 agosto. Questo l’elenco completo degli incontri:
21 luglio a Monza: Genoa-Juventus (ore 20.45)
24 luglio a Biella: Genoa-Torino (ore 20.30)
27 luglio a Pisa: Pisa-Genoa (ore 20.45)
3 agosto a Biella: Biellese-Genoa (ore 20.30)
7 agosto a Chatillon: Chatillon-Genoa (ore 17.30)
10 agosto a Ivrea: Ivrea-Genoa (ore 20.30)





lanciacori: sologenoa .: 12/07/2004 09:45 :.

mercoledì, luglio 07, 2004
 


15/6/2004 9.59.13
Scompare la riga bianca dallo stemma ufficiale del Grifone

E’ in procinto di materializzarsi un’altra piccola-grande gioia per i tifosi del Grifone, specie per coloro, e sono la stragrande maggioranza, legati a filo doppio alle tradizioni del più antico marchio del calcio italiano. Il presidente Enrico Preziosi ha dato mandato di eliminare la contestata riga bianca dallo stemma ufficiale, in “auge” dal luglio del 1998 quale linea di demarcazione tra il rosso e il blu. Il patron del Genoa CFC ha deciso di fare proprie le rimostranze che, a più riprese, avevano sollevato i cultori della simbologia del Grifone. A partire pertanto dalla prossima stagione sportiva, sulle divise da gioco in dotazione ai giocatori, e su tutto il materiale tecnico o legato al merchandising in vendita, sparirà dal logo la riga bianca in questione che, su scala maggiore, aveva fatto mostra nel 1998/99 pure sulle casacche a quarti. A breve il sodalizio di via Garibaldi lancerà una campagna di comunicazione tra i media, mirata alla sostituzione dello stemma in oggetto.





lanciacori: sologenoa .: 07/07/2004 09:05 :.

lunedì, maggio 17, 2004
 

Oggetto:Variazioni sul tema (reprise)
fonte :it.sport.calcio.genoa
Data:2002-12-17 12:55:03 PST
VARIAZIONI SUL TEMA
(In omaggio a Laura, ma dedicata ai cugini)

In principio era il verbo, la madre di tutte le frasi: uno striscione talmente insulso, nella sua involontaria comicità, da lasciarci nel cuore un senso di gaiezza.

“Son quei colori magici che fan venire i brividi”

Da questo assunto fecondo di una pletora immensa di vaccate, non posso non attingere a piene mani, inseguendo il filo d’Arianna di pensieri che si rincorrono, s’intrecciano e proliferano come vibrioni. Ed è così, col sottofondo musicale de “La voce del padrone” (Garrone-Battiato-Garrone), che vi propongo le mie variazioni sul tema:

1. Cromatica: "Son quei colori acrilici che fan venire strabici"
2. Enterica: "Son quei colori tragici che fan venire stitici"
3. Psicotica: "Son quei colori rancidi che fan venire fobici"
4. Sinestesica: "Son quei colori fetidi che fan venire abulici"
5. Esistenziale: “Son quei colori futili che fan sentire inutili”
6. Olfattiva: “Son quei colori chimici che fan puzzar le cimici”
7. Entomologica: “Son quei colori umidi che fan guizzare i gerridi”
8. Vomitevole: “Son quei colori tipici di sbocchi gastroenterici”
9. Scandinava: “Son quei colori runici che fan cagare i Finnici”
10. Specialistica: “Son quei colori ostici dai postumi oculistici”
11. Illusoria: “Son quei colori putridi che fan sognar gli stupidi”
12. Ultrà: “Son quei colori plastici senza riscontri acustici”
13. Poetica: “Son quei colori aulici che fan pianger i salici”
14. Manesca: “Son quei colori pavidi che fan venire i lividi”
15. Reumatica: “Son quei colori gelidi che fan restare rigidi”
16. Fantascientifica: “Son quei colori orridi che aman tanto i trifidi”
17. Inquinata: “Son quei colori luridi dai forti effetti tossici”
18. Clownesca: “Son quei colori comici indosso ai loro undici”
19. Inquisitoria: “Son quei colori eretici che fan vergogna ai pudici”
20. Letargica: “Son quei colori insipidi cui tifano i tardigradi”

































lanciacori: sologenoa .: 17/05/2004 10:29 :.

martedì, maggio 11, 2004
 

autore: Alberto Cornalba
titolo: A MARASSI SPETTACOLO GENOANO
fonte: Sport People

"Dopo questa serata posso proprio affermare che chi è solito descrivere il Luigi Ferraris di Genova come lo stadio italiano che per struttura, caratteristiche - con gli spalti così a ridosso del terreno di gioco - si avvicina maggiormente agli impianti d'oltremanica, ha perfettamente ragione.

Mi era già capitato diverse volte di presenziare a Marassi in veste di sostenitore ospite ma l'impressione che mi ero creato dalla "tetra gabbia"

in cui vengono sistemate le tifoserie avversarie era tutt'altro che positiva. Più che uno stadio mi sembrava un carcere: un lungo e stretto labirinto prima di entrare nel settore ospite, da dove poi si cercava di immaginare quello che accade in campo (è uno stadio, poter osservar per qualche istante l'incontro non sarebbe certo un'opportunità malvagia...).

Senza poi dire che ogni tipo di contatto (nel senso più appropriato del

termine) all'interno dello stadio con gli adiacenti spettatori restava

un'utopia: a Genova gli ospiti è come se fossero in un loro mondo, come racchiusi in una campana di vetro, dove anche l'acustica risulta pessima.

In pratica, pressochè impossibile farsi sentire dalla gradinata opposta, per non parlare di alzare striscioni visibili a chi sta di fronte o far coreografie.

Diametralmente opposta è la sensazione che si vive stando sul terreno di

gioco: uno stadio-gioiello dove l'incitamento degli ultras darebbe una carica immensa anche al più distaccato e svogliato degli undici.

Nonostante abbia girato i principali stadi italiani a fatica ricordo un rapporto capienza, maestosità dello stadio/possibile incidenza del fattore

campo: Marassi, con le gradinate gremite e urlanti s'intende, sembrerebbe a misura di Genoa e Sampdoria.

Nel caso specifico se ieri avessi indossato la casacca rossoblù avrei avuto i brividi sin dall'entrata per il riscaldamento.

La Gradinata Nord si riempie poco prima del fischio d'inizio, sia nella parte bassa che nell'anello superiore dove campeggia il leggendario striscione "FORZA VECCHIO CUORE ROSSOBLU'".

Ai lati, appese alle due torri laterali, oltre ad innumerevoli pezze, molte delle quali rappresentative piccoli paesi della riviera o anche più semplicemente di quartieri e strade genovesi, noto 2 grandissimi bandieroni:

uno con la croce di Sant'Andrea e la scritta Genoa Fc 1983 e l'altro con rappresentato il grifone, simbolo del club.

All'entrata in campo, una quindicina di torce vengono accese proprio a ridosso della porta, nascondendo però in parte bandiere e bandierine sventolate sempre nella parte bassa, tra le quali una molto bella della Brigata Speloncia; a completare quest'effetto scenico una decina di bandiere di medio-grandi dimensioni che spuntano dalla transenna dell'anello superiore, tra le quali spicca quella col faccione del "Che" che s'innalzerà più e più volte nel corso del match.

L'ambientazione è da pelle d'oca, ma il bello deve ancora venire: l'apporto vocale della Gradinata Nord è qualcosa di unico.

A parte un sistema di amplificazione dei cori di una potenza da far invidia a una discoteca, ciò che colpisce è la continuità del tifo, raramente sento solo il ragazzo col microfono e ancor più raramente solo i 6/7 tamburi appesi accanto allo striscione/stendardo dei Vecchi Orsi.

Lo sventolio di bandiere è continuo: alcune sono anche di grande dimensione, alla faccia di quelli che si lamentano per la visuale (in curva si va NON per veder la partita!!!). Da segnalare anche 2 o 3 sciarpate in contemporanea col coro (stupendo) "PER TE, PER, TE PER TE, IO CANTO PER TE, OVUNQUE TU SARAI NON TI LASCERO' MAI".

Come curiosità vanno poi citati 2 striscioni rivolti a quella Serena, neovincitrice di un affermato (purtroppo) reality-show televisivo, di dichiarata fede genoana: "SERENA ORGOGLIO ROSSOBLU'" è appeso al 2° anello poco sopra quello dell'Ottavio Barbieri, e un più ironico gioco di parole "MEGLIO SERENA SCALZA CHE WALTER NUDO", in riferimento ad un altro personaggio televisivo, sostenitore blucerchiato protagonista di un programma più o meno analogo.

La "gabbia" in cui sono collocati i Messinesi non è gremitissima, spazi vuoti soprattutto nelle ultime file.

Come detto a inizio articolo, nel primo tempo, stando sotto la gradinata Nord, non ho modo di sentirli: li intravedo sventolare continuamente delle bandiere, che capirò essere per la quasi totalità bandierine della Gioventù Giallorossa.

A occhio e croce non mi sembrano più di 70/80 i ragazzi provenienti da Messina, mentre gli altri ho la netta sensazione siano residenti a Genova o comunque nel Nord Italia.

Testi Fracidi e Gioventù Giallorossa sono decisamente i gruppi più rappresentati.

L'impressione che ho osservandoli da vicino non si discosta da quella che mi ero fatto sotto la Nord: bello sventolio di bandiere per quasi tutta la partita, discreti qualche stendardo ed il materiale (soprattutto quello dei Testi Fracidi) ma il tifo, nonostante l'impegno dei lanciatori, è di debole intensità e praticamente impossibile da udire dalla gradinata Rossoblù.

La partita? Chi l'ha vista!

Marassi visto "da dentro"... dal vivo... la Nord... ho ben poco da raccontare se non un pareggio che sembra non scontentare nessuno se non il principale protagonista della serata: LA GRADINATA NORD. "




lanciacori: sologenoa .: 11/05/2004 10:28 :.

mercoledì, aprile 21, 2004
 

autore: massimiliano ferrando
data: 19-04-2004
titolo: Approfondimento: l'essenza del genoano
fonte: http://www.soccerage.com/it/13/u5187.html

19/04/2004. C'era una volta un nonno che raccontava al suo nipotino...
"Essere Genoano è..." non è facile spiegare cosa voglia dire tifare per il Vecchio Grifone...
Genoani si nasce non ci si diventa, è un morbo che hai dalla nascita, una malattia che ti accompagna per tutta la vita, in varie forme, con varie intensità...
Il Genoano è un individuo predisposto alla sofferenza, orgoglioso d'essere tale, indiscutibilmente brontolone e combattivo... mai domo.
Il Genoano è l'irrazionale fatto persona, è la sintesi di ciò che è creatività, fantasia e arte.
Essere Genoano è continuare ad esaltarsi dopo una vittoria sofferta, deprimersi dopo una partita persa immeritatamente, avere la consapevolezza di non poter mai dare nulla di scontato.
Essere Genoano è non esultare dopo un gol finché l'arbitro non indica il centrocampo, è credere nei valori legati alla tradizione, è un continuare a vivere di ricordi ma non per scappare da un presente che comunque vada non è mai soddisfacente.
Essere Genoano è rinchiudersi nell'iter quotidiano, è la certezza d'essere liberi.
Liberi di sperare nonostante una storia recente non incoraggiante, il Genoano è come un carcerato dietro le sbarre che immagina di correre su un prato fiorito in una giornata primaverile.
Il Genoano è libero... di sognare... non è libero di comprarsi una Ferrari ma nessuno gli può impedire di chiudere gli occhi e farsi un giro sulla Luna a bordo di una bicicletta, magari senza tuta... e allora... meglio pedalare che comprare litri e litri di benzina.
Il Genoano è l'eterno Peter Pan, con la voglia di non smarrire il bambino che si porta dentro, è nato per giocare, magari divertendosi anche poco ma sempre con dignità. Meno benzina più giocattoli recita uno striscione nella Nord, fotografia del presente ma anche verità lunga centodieci anni.
Il Genoano è l'uomo che crede ancora nei valori di una volta, quello che amerebbe ancora giocare a biglie o a grette, quello che crede fermamente che il capitano sia ancora lì nel terzo anello della Nord.
Signorini: il Capitano; l'uomo che ha versato lacrime per questi colori... lui Genoano è nato, solo lo ha scoperto dopo...
Dal terzo anello è sempre con il suo pubblico, quello che ama una maglia e non un giocatore, il pubblico per il quale non esiste un beniamino ma esistono solo due colori: il rosso e il blu. Signorini non era e non è un beniamino, Signorini è e resterà sempre un Genoano, un calciatore in grado di vivere la maglia come una seconda pelle.
Il Genoano è quello che tira fuori dalla naftalina la bandiera per festeggiare una retrocessione in serie C, il Genoano è...
E' difficile spiegare cosa vuol dire essere Genoani, è difficile comprenderlo se non si ha questa gene nel DNA.
Amare due colori alla follia, rosso come il fuoco della passione, blu infinito come il mare: passione infinita.
Non è facile amare, non è facile essere genoani.





















lanciacori: sologenoa .: 21/04/2004 10:27 :.


2 settembre a Ronco Scrivia: Ronchese-Genoa (ore 17.00)
4 settembre a Carrara: Carrarese-Genoa (ore 20.30)

questo spazio non vuole essere un sito sul genoa ma un qualcosa che vada aldila' della semplice cronaca della partita.
pertanto mi piacerebbe raccogliere qui sensazioni e parole sparse per il web, parole mie e di altri, che riguardino il vecchio cuore rossoblu.